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Digital Asset Management: perché fa gola anche ai non editori

dam digital asset management

Se fino a qualche tempo fa era considerato un prodotto di nicchia riservato ai grandi editori, oggi la tendenza è che anche le organizzazioni, al di fuori di questo mercato si stiano dotando di un sistema in grado di fare bene due cose: ridurre i costi e aumentare l’efficienza a livello di processi. Stiamo parlando del DAM, una piattaforma che consente di centralizzare gli asset digitali per poterli poi distribuire sui canali desiderati.

Gestire contenuti è una attività altamente time-consuming e anche se viene artigianalmente gestita (dalla creazione del database, alla suddivisione in categorie e sottocategorie, all’approvazione delle immagini, alla creazione di policy, al controllo delle scadenze della licenza, alla gestione degli utenti che lavorano con le immagini) si impiega ancora troppo per poter gestire gli asset digitali in maniera agile e snella.

Oggi più che mai “content is king” di Bill Gates ha un senso

Tutta colpa del contenuto, verrebbe da dire, ma oggi, in realtà da qualche anno, è proprio il “content is king”, di cui parlava Bill Gates la leva del marketing – ad aver messo una pulce nell’orecchio dei marketing manager. Correva l’anno 1996 quando il tycoon di Microsoft scriveva: “The television revolution that began half a century ago spawned a number of industries, including the manufacturing of TV sets, but the long-term winners were those who used the medium to deliver information and entertainment”.

E ci risiamo, l’affermarsi della consapevolezza di rendere il contenuto (sempre più immagini e video) più coinvolgente, divertente e soprattutto time-to-market ha iniziato a trasformarsi da capriccio modaiolo a esigenza.

Le aziende (tutte) devono aver preso in parola il motto “Less marketer, more publisher”, ormai in voga da almeno tre anni a questa parte ed il boom Digital Asset Management è scoppiato.

Secondo un recente studio della Forrester del 2016, non è un caso che le aziende si stiano strutturando per avere in casa un DAM. In un’ottica di ottimizzazione delle risorse e riduzione dei costi, si inserisce proprio questo tipo di piattaforma.

Digital Asset Management

Quali sono i vantaggi di un digital asset management?

Che si tratti di marketing team piccoli o di grandi editori, quando si ha a che fare con la gestione di volumi importanti di immagini da archiviare, lavorare e distribuire il vero nemico del portafoglio è la disorganizzazione. Disorganizzazione significa avere inbox diversi, tante mani che modificano file, tanti utenti che fanno ricerche di immagini, tante email che si perdono. Qui si inserisce un digital asset management come piattaforma di condivisione collaborativa.

I vantaggi? Presto detto:

– La ricerca dei file avviene una volta sola, perché le ricerche vengono archiviate in modo automatico;

– La centralizzazione delle attività di approvazione avviene in un ambiente unico;

– Aderenza alle policy aziendali e alla brand guideline.

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